Quando si firma un documento, bisogna mettere prima il nome e poi il cognome (es. Antonio Bianchi), come confermano, alla voce firma,
il vocabolario Treccani: Il nome e il cognome con cui si sottoscrive un documento per conferma o accettazione del contenuto
il dizionario Sabatini/Coletti: Nome e cognome apposto di propria mano su una lettera, un documento
il Gradit: Il nome e il cognome scritto da qualcuno alla fine di un testo per indicare che ne è l’autore o che ne approva il contenuto
L’ordine inverso (cognome + nome) non va mai usato nelle firme, ma viene impiegato quando il nome è inserito in un indice o in un elenco alfabetico, come per esempio nell’elenco telefonico (ma il titolo o la professione vanno indicati sempre davanti al nome: Rossi, avv. Mario) o nelle liste elettorali.
L’uso di firmare nome + cognome non è solo una questione di correttezza linguistica, ma è avvalorato anche da precise disposizioni legali. Il nuovo Codice civile e la legge sull’Ordinamento dello Stato civile, infatti, specificano il nome prima e il cognome poi quando stabiliscono disposizioni concernenti notizie personali.
C’è una ragione storica all’ordine nome + cognome: il cognome nasce come specificazione aggiunta al nome proprio della persona, segnalando una sua particolare caratteristica: l’essere figlio di, oppure l’esercitare una certa professione, avere una particolare caratteristica fisica o per indicare il luogo di provenienza. Pertanto, poiché la specificazione si pospone al sostantivo a cui si riferisce (es. la penna rossa), il cognome va posto dopo il nome.